La caparra e la sua funzione

La caparra e la sua funzione

La “caparra” è la somma di denaro o di altre cose fingibili che viene trasferita da una parte contrattuale all’altra, contestualmente (salvo diverso accordo) alla conclusione del contratto cd principale. Si tratta quindi, per definizione del legislatore, di un contratto reale che si conclude con la consegnadella somma di denaro o di altre cose fungibili. Tale trasferimento di denaro può avere due diverse connotazioni a seconda della volontà delle parti. Si definisce CONFIRMATORIA la caparra che è connessa con l’eventualità di un inadempimento, mentre si definisce PENITENZIALE la caparra connessa con il diritto potestativodi recedere ad nutumdal contratto principale.

Quando le parti hanno pattuito che la somma corrisposta potrà essere trattenuta (o restituita nel doppio del suo valore) a titolo di liquidazione del dannonel caso in cui si verifichi un inadempimento si tratta di CAPARRA CONFIRMATORIA.

Nella pratica: Caio promette di acquistare l’immobile di proprietà di Tizio e contestualmente versa a Tizio l’importo di Euro 10.000,00 a titolo di caparra confirmatoria. Caio non si presente al rogito, rendendosi inadempiente. Tizio potràrecedere dal contratto e trattenere la caparra ricevuta.

Caratteristica ulteriore della CAPARRA CONFIRMATORIA sta nel rapporto con i normali rimedi previsti per l’inadempimento: sebbene pattuita la caparra, la parte non inadempiente, mantiene sempre la facoltà di chiedere l’adempimento ovvero la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno(1385 III comma), dovendo però in tale ultimo caso dimostrare sia l’anche il quantumdel danno patito (in quest’ultimo caso, la caparra – somma già ricevuta – non varrà più come mezzo di liquidazione del danno ma come garanzia concreta – una sorta di anticipo – del possibile risarcimento futuro).

A livello processuale, ricordano che i rimedi della richiesta giudiziale dell’adempimento e della risoluzione sono alternativi tra loro e che qualora si promuova il giudizio per ottenere l’adempimento si può poi domandare la risoluzione, ma non viceversa, si rileva quanto segue. “In tema di contratti cui acceda la consegna di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (giudiziale o di diritto) e il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, quella volta a ottenere la declaratoria dell’intervenuto recesso con ritenzione della caparra (o pagamento del doppio), avuto riguardo – oltre che alla disomogeneità esistente tra la domanda di risoluzione giudiziale e quella di recesso e all’irrinunciabilità dell’effetto conseguente alla risoluzione di diritto – all’incompatibilità strutturale e funzionale tra la ritenzione della caparra e la domanda di risarcimento. La funzione della caparra, consistendo in una liquidazione anticipata e convenzionale del danno volta a evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, risulterebbe infatti frustrata se alla parte che abbia preferito affrontare gli oneri connessi all’azione risarcitoria per ottenere un ristoro patrimoniale più cospicuo fosse consentito – in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, che vieta qualsiasi forma di abuso processuale – di modificare la propria strategia difensiva, quando i risultati non corrispondano alle sue aspettative.” Cassazione civile, sez. III, 28/10/2015,  n. 21926 “Nell’ipotesi di versamento di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, la parte non inadempiente, che abbia agito per l’esecuzione del contratto, può, in sostituzione della originaria pretesa, legittimamente chiedere, nel corso del giudizio, il recesso dal contratto a norma dell’art. 1385, comma 2, c.c. senza incorrere nelle preclusioni derivanti dalla proposizione dei “nova”, poiché tale modificazione dell’originaria istanza costituisce legittimo esercizio di un perdurante diritto di recesso rispetto alla domanda di adempimento.” Cassazione civile, sez. II, 16/01/2018,  n. 882

Con riferimento al rapporto tra azione di risoluzione e risarcimento integrale, da un lato, e azione di recesso con ritenzione della caparra, dall’altro la Cassazione si è così pronunciata. “Posto che la caparra confirmatoria ha la funzione di liquidare in via anticipata e convenzionale il danno, allo scopo di evitare l’instaurazione di un giudizio contenzioso, le Sezioni Unite precisano chele anzidette azioni si pongono in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale,sicché non può ritenersi consentito che l’attore, a fronte del possibile rigetto della domanda di risoluzione volta al riconoscimento del diritto al risarcimento integrale dei danni asseritamente subiti, modifichi la propria strategia difensiva trasformando la domanda iniziale in domanda di recesso con ritenzione della caparra. Tale comportamento sarebbe infatti in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, che vieta qualsiasi forma di abuso processuale.” Cass. Civ., Sez. Un., 14.01.2009, n. 553

Al contrario nella fase stragiudiziale “E’ legittima la scelta di domandare in giudizio il recessodal contratto di compravendita anche quando in precedenza sia stata prospettata stragiudizialmente la volontà di risoluzione.”Cassazione civile, sez. II, 03/11/2017,  n. 26206.

Merita rilevo anche Cass. Civ., sez. II, 09.08.2011, n. 17127, “La caparra confirmatoria ben può essere costituita mediante la consegna di un assegno bancario, perfezionandosi L’EFFETTO PROPRIO DI ESSA AL MOMENTO DELLA RISCOSSIONE DELLA SOMMA RECATA DALL’ASSEGNOe, dunque, salvo buon fine, essendo, però, onere del prenditore del titolo, dopo averne accettato la consegna, di porlo all’incasso. Ne consegue che il comportamento dello stesso prenditore, che ometta di incassare l’assegno e lo trattenga comunque presso di sé, è contrario a correttezza e buona fede e tale da determinare l’insorgenza a suo carico degli obblighi propri della caparra, per cui il prenditore, ove risulti inadempiente all’obbligazione cui la caparra si riferisce, sarà tenuto al pagamento di una somma pari al doppio di quella indicata nell’assegno.”

Si richiama anche l’ordinanza della Corte Costituzionale in merito alla sollevata questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1385, secondo comma, del codice civile, “nella parte in cui non dispone che – nelle ipotesi in cui la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra e nella ipotesi in cui, se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra – il giudice possa equamente ridurre la somma da ritenere o il doppio da restituire, in ipotesi di manifesta sproporzione o ove […] sussistano giustificati motivi”.  La Corte ha dichiarato la questione manifestamente inammissibile “in ragione della rilevabilità, ex officio, della nullità (totale o parziale) ex articolo 1418 cod. civ., della clausola stessa, per contrasto con il precetto dell’articolo 2 Cost., (per il profilo dell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà) che entra direttamente nel contratto, in combinato contesto con il canone della buona fede, cui attribuisce vis normativa, funzionalizzando così il rapporto obbligatorio alla tutela anche dell’interesse del partner negoziale nella misura in cui non collida con l’interesse proprio dell’obbligato” Corte Costituzionale, 24/10/2013,  n. 248 e Corte Costituzionale, 02/04/2014, n. 77, si veda anche Cass. Civ., 1/7/2015, n. 13495.

La caparra confirmatoria si distingue, infine, dalla clausola penalein quanto quest’ultima non prevede alcun trasferimento di denaro al momento della sottoscrizione del contratto, ma è solamente un’obbligazione accessoria. Inoltre la caparra a differenza della clausola penale è ammessa solo nei contratti a prestazioni corrispettive e solo per il caso di inadempimento e non di ritardo.

La caparra ha natura PENITENZIALE quando tale somma è il corrispettivo della facoltà attribuita alle parti di recedere dal contratto a prescindere dall’inadempimento.

Tizio si impegna a acquistare le quote di Alfa srl da Caio e versa a quest’ultimo l’importo di Euro 100.000 a titolo di caparra penitenziale. Tizio decide poi che l’acquisto di quelle quote non è più convenite e decide di recedere dal contratto con la conseguenza l’obbligazione principale è sciolta e Caio potrà trattenere l’importo ricevuto a titolo di caparra.

La caparra penitenziale si distingue dalla multa penitenziale di recesso perché in quest’ultima non vi è alcun trasferimento di somme, ma solo un vincolo obbligatorio.

“L’istituto della c.d. “multa penitenziale” previsto dall’art. 1373, comma 3, c.c., assolve – non diversamente dalla caparra penitenzialedi cui all’art. 1386 c.c., nella quale il versamento avviene anticipatamente – alla sola finalità di indennizzarela controparte nell’ipotesi di esercizio del diritto di recessoda parte dell’altro contraente; ne consegue che in tali casi, poiché non è richiesta alcuna indagine sull’addebitabilità del recesso, diversamente da quanto avviene in tema di caparra confirmatoria o di risoluzione per inadempimento, il giudice deve limitarsi a prendere atto dell’avvenuto esercizio di tale diritto potestativo da parte del recedente e condannarlo al pagamento del corrispettivo richiesto dalla controparte.” Cassazione civile, sez. II, 18/03/2010,  n. 6558